Le INTERVISTE di M.F.A
di Giuseppe massimo Calissi (R.D.C.)ad Antonio Pozzolini (pozò)
     

1) D. Iniziamo con la più classica delle domande, quando hai iniziato a pescare a mosca e perchè?

R. Ho iniziato a pescare a mosca, all’inglese, come veniva definita a quei tempi, nel 1965 ma da circa 1 anno praticavo la mosca con la valsesiana. Avevo sentito parlare di questa tecnica da un mio collega con cui condividevo la passione per la pesca ed accanito spinningofilo, il primo che abbia visto praticare il catch and release al luccio. Si trattava di un amico tedesco Udo Klaus.
Pescando praticamente, da sempre, è stata la logica evoluzione di un percorso che mi aveva visto coinvolto nella pesca alla trota e del temolo con moschera e camolera nonché con il lancio ultraleggero.


2) D. Chi e' stato il tuo maestro se mai tu lo hai avuto?

R. Purtroppo, non esistevano, scuole o maestri ed ho dovuto arrangiarmi da solo. Fortunatamente ho sempre lavorato nel settore dei trasporti internazionali e facevo in modo di procurarmi riviste e libri esteri che, grazie alla mia conoscenza delle lingue inglese e francese, leggevo avidamente e che mi hanno aiutato moltissimo a progredire tecnicamente. Nel 1966 sono stato tra i fondatori, in una storica serata presso il Bar Pasticceria Villa in Piazzale Cadorna a Milano, del Fly Angling Club nato con la sponsorizzazione di un mio cliente : la Ravizza di Milano. Grazie allo scambio di esperienze tra i pochi praticanti è stato possibile raggiungere, rapidamente, risultati soddisfacenti. Il soprannome “ POZO’ la truite “ mi è stato affibbiato proprio dagli amici del Fly in quanto durante le serate spiegavo ai soci quanto appreso dai classici libri francesi di Ritz, De Boisset ed altri. Contemporaneamente portavo avanti una evoluzione del lancio con utilizzo di canne più corte e code più leggere di quelle in uso al tempo, raccattando idee a destra ed a manca, dal Cotta Ramusino a Gebestroiter ed aiutato anche dalla conoscenza della doppia trazione appresa da un articolo di Ted Traudbolt su Field & Stream e nel 67 Carlo Rancati ha girato un filmino sulla Sava in Jugoslavia in cui pescavo con una 7’ “ reseghed “ ovvero ricavata accorciando e modificando una 9’ e lanciando con questa tecnica innovativa ed è sorprendente notare le affinità con la TLT messa a punto da Roberto Pragliola senza che ci siano mai stati contatti tra di noi. Idee ed esigenze simili hanno portato ad elaborare tecniche affini.

3) D. Quando la pesca a mosca si è trasformata per te in una professione a tempo pieno?

R. Nel 1992 ho fondato la POZO’ sfruttando la mia conoscenza del mercato mondiale che mi consentiva di accedere direttamente ai produttori per poter proporre articoli non “prefabbricati” per altri mercati ma progettati in prima persona secondo le mie idee ed esperienze. Il salto di numerosi passaggi, i ridotti costi aziendali e l’apporto determinante di mia moglie, mi hanno permesso di poter offrire un rapporto qualità/prezzo molto competitivo che alla lunga si è rivelato il nostro asso nella manica ed a maggior ragione negli attuali tempi di crisi economica


4) D. Da quanti anni hai intrapreso la tua iniziativa imprenditoriale volta lal pam?

R. Sono circa 18 anni in quanto un primo “ assaggio “ lo avevo avuto esponendo in Ottobre 91 a Firenze all’Aipo Show per effettuare un sondaggio sulle possibilità di mercato delle canne Carbosteel che avevo progettato e costruito.


5) D. Torniamo alla pesca "pescata", come hai fatto ad avvicinarti alla pesca a mosca in mare e quando?


R. Avendo gli zii a Genova ho sempre praticato la pesca in mare, sia da riva che dalla barca con il bolentino e la piccola traina, ma è stato solo una quindicina d’anni fa che, tramite un mio cliente Massimo Ferri ed il suo amico Marco Fabbri, ho iniziato a pescare in mare a Cattolica, catturando principalmente sgombri, lanzardi e rare palamite nei pressi delle piattaforme petrolifere. La svolta è avvenuta nel 97 quando ho scoperto, grazie ad un articolo apparso su di un rivista francese di pesca a spinning, la zona del Delta dell’Ebro in Spagna. Grazie al mio distributore in questo paese è stato facile organizzarsi per sfruttare le opportunità di pesca a mosca offerte da questo spot. Sono stati anni magici, che rimpiango tuttora, visto il calo di pescosità che nel frattempo si è venuto a creare anche in questa località.


6) D. Quali sono i pesci che preferisci sia di acqua dolce che di acqua salata?

R. Ho catturato a mosca molte specie di pesci d’acqua dolce, incluse quelle esotiche come la lenok od il taimen, ma rimango pur sempre…” Pozo’ la truite “ e la pesca che preferisco è quella della trota a mosca secca mentre, in acque salate, forse la lampuga con il popper è quella che più si adatta al mio carattere irrequieto non essendo necessario cercare le mangianze e potendo pescare , in caccia, nei pressi delle boe o di relitti galleggianti anche se dal punto di vista delle emozioni, pochi pesci possono competere con la leccia.


7) D. Le varie tecnologie e scoperte degli ultimissimi anni, hanno portato beneficio a voi costruttori nell’utilizzo di materiali sempre più estremi per la costruzione di canne moderne, ma i vantaggi per il pam normale sono reali?

R. Il risvolto più importante dello sviluppo tecnologico è sicuramente dato dalla possibilità di avere attrezzature sempre più performanti a prezzi decisamente abbordabili. Se non si hanno manie di grandezza o non si è affetti da snobismo esterofilo è possibile praticare la nostra tecnica con un esborso inferiore a quello di altre discipline.

8) D. Secondo te in cosa e' cambiata la pesca a mosca in Italia soprattutto negli ultimi anni?

R. E’ cambiata tutta la società e la pesca a mosca non può che risentirne.
Oggi tutti vogliono tutto e subito e quindi tendiamo a trasferire nella pesca anche le nostre nevrosi e le nostre ansie da prestazione e quindi si dedica sempre minor tempo all’osservazione dei fenomeni della natura ed all’esigenza di compenetrarsi con l’ambiente. Si mira ad ottimizzare le uscite cercando di catturare più pesci possibile e sempre più grossi a detrimento dell’intima soddisfazione di essere parte integrante di un particolare contesto dato dal confronto con un altro essere vivente praticato con metodi e strategie particolari. La diffusione di tecnologie nate per la competizione ne sono l’esempio evidente. Ninfe in tungsteno, strike indicators ed altre diavolerie del genere , sicuramente faranno rivoltare Halford nella tomba ma sono la dimostrazione di come si cerchi la cattura ad ogni costo.

9) D. Ia pesca a mosca in mare , può essere definita la nuova frontiera della pam?

R. La pesca in mare è o potrebbe essere, la nuova frontiera, massimamente per l’Italia che è una penisola, un pontile sul Mediterraneo. Purtroppo bisognerà vedere come verranno gestite le risorse. L’egoismo umano mi rende piuttosto pessimista ma spero sempre che ci possano essere dei miglioramenti dettati da interessi economici messi in moto dal potenziale turismo piscatorio il cui indotto è sicuramente più produttivo di quello messo in moto dalla potentissima lobby dei pescatori di mestiere.


10 D. I Tuoi progetti futuri cosa prevedono a livello professionale? Vi sono novita?

R. . Professionalmente abbiamo ampliato la gamma delle canne completandola con una 10’ #5 in 4 pezzi e dei waders con il nuovo modello Confort con cerniera “ pisciatoria “, abbiamo inoltre editato il nostro nuovo sito www.pozoflyfishing.com più moderno e pratico e sono allo studio importanti novità per il potenziamento della POZO’ FLY FISHING SCHOOL .
Attendo con ansia di poter fare quattro cannate a lampughe in autunno.
A presto


10) Grazie per le interessantissime cose che hai detto, Antonio

R. Un cordialissimo saluto a tutti i Soci di M.F.A.

Giuseppe Massimo Calissi.