RELAZIONE SULL’EVOLUZIONE DELLA PESCA ALLE LAMPUGHE IN LIGURIA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di GIUSEPPE MASSIMO CALISSI

 

per M.F.A.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA STAGIONE DELLE LAMPUGHE LIGURI 2006

 

Sarnico, autunno 2006

 

Quella mattina di fine agosto, leggendo i vari forum dei vari siti di Pam mi imbattei in una notizia che mi fece esplodere  il cuore in gola, e cioè che erano state avvistate alcune lampughe in quel del Tigullio, al che immediatamente chiamai il negozio di Vattelapesca di Rapallo per porre il quesito sulla veridicità della cosa e avuta la conferma immediatamente chiamai Pietro il mio meccanico e gli dissi di terminare urgentemente il lavoro che stava svolgendo sulla Pace che il giorno dopo la avrei portata alle Grazie alla boa del buon Carassale.

Il pomeriggio lo spesi nell’approntare la barca posizionandola sul carrello e nel trovare l’auto che, mi avrebbe permesso di trasportarla al mare, il tutto mi riuscì ma con estrema difficoltà visto che l’auto non aveva più la batteria utilizzabile e che si sarebbe riusciti a metterla in moto realizzando solo un cavallotto.

Il giorno dopo alle 3.30 Nello era già li ad aspettarmi al cancello e dopo aver messo in moto la macchina il viaggio iniziò.

Alle 8.00 eravamo a La Spezia e per una mia disattenzione ad un semaforo feci fermare il motore, non vi dico il caos che si formò in pieno centro e in piena ora di punta.

Al che scesi a chieder aiuto a qualche automobilista e finalmente dopo poco si fermò una Guardia provinciale che ci diede una mano a far ripartire l’auto.

Alle 8.30 al molo sotto la gru non vi era nessuno ad attenderci, come concordato telefonicamente il giorno prima, e l’addetto arrivò alle 9 a dopo averci tirato le orecchie per il ritardo ci salpò la barca e dopo pochi minuti eravamo già in mare aperto, anche perché nel frattempo quel birichino di Stivaletto al secolo Giovanni Crivello, con a bordo Rover, mi segnalava di aver avuto  continue catture di lampughe, non grosse ma numerose, sino alle 9.30 e poi altre catture quali sgombri e sugarelli su mangianze al di fuori di Rio Maggiore.

Verso le 10 arrivammo in zona e subito ci tuffammo nel clima elettrizzante della mangianze che ci fecero divertire molto sugli sgombri sugarelli e delle limoncelle sino al tardo pomeriggio, ma di lampughe nemmeno l’ombra.

Al rientro Stivaletto mi mostrò il gavone e non vi dico come rimasi alla vista di tutte quel ben di Dio.

La voglia di Dorados cresceva dentro e mentre tornavamo in auto , durante il viaggio del rientro mi misi ad organizzare l’uscita per il dopodomani.

Questa volta alle 5 eravamo già in mare con la prua volta verso Rio maggiore con le canne già montate sia con il popper che con la mitica bay anchovy realizzata dal mitico Rover, e che l’anno prima aveva dato eccellenti risultati.

Giunti in prossimità della boa esterna iniziammo i primi lanci e dopo pochi cominciammo a vedere gli inseguimenti di numerosissime lampughe, con la conseguente cattura dei primi esemplari, che erano si di non grosse dimensioni, ma che comunque erano datate di bella resistenza, producendo i noti salti fuor d’acqua in difesa.

Le successive uscite furono tutte all’insegna dei grandi numeri, non solo per me  ma anche per chi era ospite della Pace e che delle altre barche sia di Giovanni che di Antonio, che nel frattempo si era barca munito.

Dal mese di settembre ad arrivare ai primi di novembre, il tempo fu clemente, mantenendo sostanzialmente il mare calmo con temperature relativamente alte e soprattutto con poca pioggia la qual cosa permetteva di avere una temperatura superficiale del mare ancora di 21° con un tasso di salinità costante, il che rendeva le condizioni ottimali per la presenza delle lampughe.

 

La Pesca

 

Se ci fosse stato bisogno di conferma anche quest’anno abbiamo verificato che le prime due ore si sono rivelate nel 99% delle uscite le più proficue, con risultati al di la di ogni immaginazione, infatti molte  e molte giornate le abbiamo passate incanné per tutta la durata dell’uscita e si può ben immaginare  cosa si potesse prendere considerando che si pescava dall’alba sono al tramonto effettuando inoltre dei coup de soire micidiali.

Se lo scorso anno si pensava di aver raggiunto il massimo con tutte quelle catture effettuate in una giornata di grazia, quest’anno si può dire di aver avuto i famosi cicken’s days di Alosiana memoria, da tante e tante catture che abbiamo effettuato e dai tanti branchi presenti in tutta Liguria.

Con il passare dei giorni abbiamo riscontrato un incredibile, ma ormai conosciuto, aumento della taglia delle nostre amiche Brasiliane, che non si vergognavano a farsi vedere in balletti esotici a galla, mostrandosi nelle loro tipiche galoppate fuor d’acqua all’inseguimento delle prede che il mare in quell’occasione gli presentava, infatti quasi tutti i giorni in cui siamo usciti abbiamo avuto la possibilità di incontrare le veloci mangianze prodotte da loro sui malcapitati branchi di acciughe che seguivano la corrente del Mesco e che venivano intercettate dai grossi branchi di lampughe che erano sparpagliati da sotto costa sino ad alcune miglia fuori, tant’è che la ricerca del relitto notoriamente luogo prediletto dalle lampughe quest’anno è tornato molto utile ai fini della resa in fase di pesca.

Le uscite si sono fatte più intense verso la metà di ottobre, portando in queste zone molti appassionati pams, sia nuovi che di comprovata esperienza, e con tutti i vari pescatori i risultati sono stati addirittura eclatanti.

Le uscite che ricordo con più piacere sono quelle effettuate con Gianluca, Tino e Roberto, con Lucio e Germa, con Roberto Tino e Vince e molti altri e senz’altro quelle con il Gregorio che mi hanno dato enorme soddisfazione sia per l’andamento della pesca, infatti con la sua presenza ha sempre portato molto pesce, e soprattutto per le catture da Lui effettuate, è il portafortuna ufficiale delle Casa.

Lo Stiving

 

La strategia del recupero del popper quest’anno ha subito un notevole approfondimento studiando, sintetizzando e razionalizzando il movimento effettuato dall’amico Giovanni Crivello alias Stivaletto, nel recupero del popper  in condizioni di mare quasi estremo per la nostra pesca cioè con mare mosso e con forte scarroccio dovuto sia la vento che alla corrente.

Infatti quella mattina feci notare a Stiva che il suo recupero era molto brutto a vedersi dato che avveniva con posizione del corpo spostata  di traverso  se non addirittura contraria alla posizione da tutti assunta durante la fase di recupero del popper, però Lui giustamente mi fece notare che i pesci li pigliava lo stesso e con apparente meno fatica di quanta ne dovevo fare io nelle stesse condizioni di mare.

Si inizia posizionando la gamba sinistra un po in avanti ruotando il tronco verso destra  avanzando la mano destra di molto mentre si tiene  la canna molto avanti e in linea con il popper il finale  e la coda, si inizi il recupero molto lungo prendendo la coda nella mano sinistra vicino al primo occhiello per finire tirando violentemente e repentinamente e contemporaneamente la canna e coda verso il basso e indietro tenendola sempre diritta nella direzione della coda, finendo con la mano destra  molto dietro al corpo, e nello stesso momento portando anche la mano sinistra sul alto sinistro del corpo ovviamente.

La canna va tenuta diritta davanti a noi nella stessa direzione della coda e del popper questo è fondamentale per la eventuale ferrata sul pesce che venisse ad abboccare alla nostra esca.

L’azione prodotta dalla canna da questo movimento è quella di percuotere notevolmente la superficie dell’acqua creando una strippop notevole ad ogni strippata, che produce un rumore ed una sciata che si ergono anche sopra al rumore di fondo prodotto dall’onda e dal vento, risultando così adescante per le lampughe anche in queste condizioni  definite quasi estreme.

Tale tipo di recupero lo ho nominato Stiving da Stivaletto stripping in onore di Giovanni che inconsciamente e intuitivamente per primo lo ha messo in essere.

E’ un recupero che consiglio di effettuare solo appunto in condizioni di mare estreme, perché in condizioni normali da risultati nettamente inferiori al recupero normale.

La condizione sine qua non per ottenere efficacia ed efficienza da tale tipo di recupero è di avere dei popper adeguati sia per forma che per costruzione.

Infatti lo si deve realizzare posizionare l’amo l’ungo l’asse baricentrico del popper per poter ottenere i risultati sperati poiché è solo inserendo l’amo nel baricentro della faccia anteriore verticale o sub verticale della nostra esca che si può ottenere la tipica poppata, questo perché se si analizza la posizione assunta dal popper in acqua si nota che l’occhiello e di conseguenza il filo ad esso collegato assumono una posizione più alta rispetto alla  superficie del mare e ad ogni strippata di conseguenza si ha un forte richiamo del popper verso di noi e verso il basso che viene appunto strisciato sulla superficie stessa e tenuto in questa posizione dalla componente della forza che è rivolta verso il basso.

Se si analizza il quadrilatero delle forze si verifica che la risultante è un vettore che è indirizzato verso di noi e verso il basso e se si scompone questa forza nelle due direzioni principali del quadrilatero e perpendicolari tra loro si ottengono due forze una diretta verso di noi, la maggiore come intensità, e parallela alla superficie del mare e l’altra di minor intensità volta verso il basso e perpendicolare alla superficie del mare che è poi quella che causa gli effetti desiderati.

Qui sotto viene mostrato lo schema descritto in precedenza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un mercoledì Da Leoni

 

A guardare il meteo avrei dovuto stare in ufficio, ma la voglia e l’adrenalina che si erano accumulate da giorni di forzato riposo, richiedevano un’uscita urgente, per azzerare quelle tensioni e pulsioni piscatorie che erano ormai giunte ad un livello inverosimile, poi considerando anche l’analisi della situazione meteo per la quale le previsioni davano mare brutto e che in realtà ciò non corrispondeva esattamente alla realtà, tutto questo mi fece propendere per effettuare un’uscita di prova ed infatti sentito Vince che si dichiarò disponibile di accordammo sul programma della giornata.

E poi c’era una vocina che mi diceva  (forse la voce di santa Cecilia) cosa aspetti vai e cattura.

La mattina il mare entro il Golfo di La Spezia era piatto e il vento assente, la qual cosa ci mise di buzzo buono e ci portò ad accelerare le operazioni di montaggio delle elica di imbarco delle attrezzature e quindi di una rapida uscita.

Ma quando giungemmo all’imbocco del canale di Porto Venere la vista che ci si prospettò d’innanzi agli occhi non fu delle più incoraggianti, infatti le onde e gli spruzzi erano così alti e maestosi che salivano a bagnare la chiesa sulla punta e la corrente con flusso e riflusso era veramente forte tant’è che dovetti dare una bella accelerata al motore per rimanere in asse al canale e poi finalmente fuoriuscire in mare aperto ove l’onda si dimostrò nella sua grande potenza e altezza.

Ogni tanto, senza farmi accorgere davo uno sguardo interrogatorio a Vince ma visto che tutto sommato si dimostrava tranquillo decisi di portarmi direttamente sulla boa esterna di rio Maggiore, visto lo stato di estremo torbidume dell’acqua sotto costa.

Data l’altezza notevole delle onde il percorso di quel tratto di mare

Fu temporalmente molto lungo, nel frattempo cercavo di intercettare  dei relitti, che effettivamente trovammo ma vista la condizione dell’acqua non resero niente.

Giunti alla boa verso le 10 circa notammo che qui l’acqua era sicuramente molto più trasparente che non sotto costa e quindi lanciammo entrambi i  nostri popper, che ovviamente erano già da giorni pronti alla bisogna.

Al terzo lancio le Brasiliane si materializzarono e subito la prima attaccò con violenza il mio popper ma senza rimanerne attaccata, rilanci e anche la seconda attaccò il popper con violenza e intanto che la recuperavo Vince ne allamò anche lui una, quando portai la lampuga sotto barca questa con una testata potente ruppe il filo e se la filò con mio popper in bocca, rilancia immediatamente e un’altra abboccò anche questa liberandosi dopo pochi secondi, rilancia ulteriormente e  finalmente ne allamai una ben benino riuscendo ala fine a salparla.

Facemmo altri lanci all’intorno della boa ma sempre meno produttivi, finche dopo una mezz’oretta non si vide più nulla inseguire le nostre esche.

Decisi di puntare su Punta Mesco, anche perché l’onda  lentamente stava scendendo di altezza la qual cosa mi incoraggiò a proseguire per quella direzione.

Giunti alle gemelle iniziammo a lanciare e a recuperare il popper che dopo alcuni lanci fece bene il suo dovere, richiamando un bel branco di lampughe che iniziarono ad entrare in competizione e ad attaccare le nostre esche, ma senza rimanerci, la qual cosa andò avanti per un po senza avere catture e sempre scemando d’intensità.

Provammo tutte le boe e la situazione fu esattamente come quelle delle precedenti tranne in una ove riuscii ad allamarne una.

Erano ormai le 12.30 e stanchi per i continui lanci e recuperi a vuoto stavamo per iniziare a magiare un panino, ma io dissi al Vince  “per scrupolo prima facciamo l’ultima e poi ci fermiamo in attesa degli eventi. Non so se fu la voce di Santa Cecilia o il mio intuito fatto sta che la ci portammo e nel giungere in prossimità della boa vidi uno spettacolo straordinario e sotto alla profondità di circa due metri si e migliaia e migliaia di lampughe che erano all’intorno della boa su di una superficie di centinaia di metri, e che con il loro riflesso azzurrognolo cambiavano il colore del mare che nell’intorno era Blu cobalto.

Con molta agitazione entrambi lanciammo e già al primo streep incannammo, nonostante il mare fosse ancora mosso e che il vento da nord ci sospingesse in uno scarroccio veloce, lontano dalla boa, ma le catture proseguirono costantemente sino a quasi una distanza dalla boa di 500 metri, insomma una prateria di lampughe era sotto di noi per un ettaro quadrato.

Dopo due ore di pesca intensiva con il popper e visto che la resa stava un poco scendendo di ritmo, inizia a pescare con delle bay anchovy e la scelta fu ripagata da un’azione più costante e duratura, infatti ad ogni lancio corrispondeva una bella cattura e così fu sino alle 16.30 circa, mentre Vince pescava sempre a gala con il  popper  e visto il lavoro che svolgevo attirando molte lampughe nei dintorni della barca anche lui  riusciva ad essere sempre incannato.

Che dire di una esperienza simile, se non straordinaria, anche perché effettivamente il mare era stato mosso per tutto il di e il vento di nord ci faceva fare centinaia di metri in scarroccio veloce rendendo la pesca sicuramente dura e difficoltosa.

 

LA LAMPUGA   (Coryphaena Hippurus)   Dolphinfish, Dorado.

 

La lampuga è uno dei pesci più ricercati dai praticanti della pesca inshore, sia con la tecnica della traina sia con le altre tecniche e in tutti i mari del mondo che stanno tra i tropici e la zona temperata.

Gli inglesi la chiamano Dolphinfish, gli Spagnoli Dorado, vengono addirittura indetti alcuni giorni di festa in suo onore in diversi stati e regioni del Mediterraneo.

Le lampughe appartengono a quella categoria di pesci pelagici, che amano sostare in prossimità si relitti, grandi o piccoli, trasportati dalle onde dal vento e dalle correnti, in mare aperto, e assieme alle cerniole, alle limoncelle e ai pesci pilota sono denominati i pesci dei relitti.

La lampuga specie pelagica per eccellenza raggiunge, nel Mediterraneo, delle dimensioni di tutto rispetto sino ai 10 chili di peso, anche se non raggiunge le dimensioni che può raggiugere nei mari tropicali.

La si può trovare nelle nostre acque da giugno a novembre, quando le acque sono più calde e ama cacciare, soprattutto a galla, nelle ore diurne e calde della giornata, e progressivamente, con l’avanzare della stagione, la taglia delle catture aumenta per il rapido accrescimento dei pesci.

Le si trovano al largo, in branchi numerosissimi e generalmente costituiti da esemplari della stessa taglia, e amano sostare in prossimità dei relitti e oggetti di varia natura, quali tavole, travi, tronchi d’albero, fascine, isole galleggianti costituite da alghe e vari materiali, come si verifica in un determinato periodo al largo della Havana, ove isole di alghe galleggianti danno ospitalità a enormi branchi di lampughe, anche secchi e o reti per l’edilizia, che sono alla deriva, con la massima probabilità di trovarle in prossimità dei relitti più grandi, in corrente e che sono da molto tempo in acqua, la quale ultima condizione è determinante per il verificarsi della loro presenza o meno.

Ama, come già detto, la luce solare e la si può avvistare in prossimità dei relitti, perché nel suo movimento rilascia dei riflessi giallo oro, che ne segnalano inconfondibilmente la presenza.

Le boe di segnalazione sono altre zone in cui è possibile trovare delle lampughe in caccia, e in molte parti del mondo questa loro tendenza  a posizionarsi a ridosso di queste varie cose galleggianti, ha portato i locali ad inventare gli ombreggiatori che sono costituiti da una fune ancorata al fondo tramite un grosso peso, con appese a circa un metro dal fondo una o più foglie di palma.

Messi in buon numero e in posizioni note, questi ombreggiatori, nel momento del passo, richiamano oltre che le lampughe anche altri pesci predatori, fungendo da oasi nel deserto, permettendo ai legittimi proprietari di pescare con buona resa su di essi.

La tecnica della pesca così concepita, avviene andando in vicinanza degli ombreggiatori per  lanciare le esche, le quali saranno aggredite dalle lampughe, e così si procede visitando tutti gli altri ombreggiatori.

La tecnica di pesca della Lampuga prevede in caso di aggancio di un esemplare, di lasciare giocare il pesce nelle vicinanze della barca senza forzarlo e senza portarlo a bordo, perché sicuramente le altre lampughe che formano il branco la seguiranno, dando la possibilità agli altri pescatori di allamare a loro volta altri pesci.

Vi è in questi casi la possibilità di catturare molti pesci, fin quando si sentono tranquilli, a dal momento in cui vedono la barca smettono immediatmente di essere aggressive e di colpo più nessuna cattura sarà possibile.

Dal momento che è ferrata, produce salti spettacolari fuori dall’acqua, uscendo completamente con il corpo mostrando la sua fantastica colorazione, che va dal blu  profondo al verde del dorso per giungere al ventre giallo oro, è per questo che i paesi di lingua latina la chiamano el Dorado, la sua fuga è potente, in dipendenza della taglia dell’esemplare allamato.

La colorazione, purtroppo svanisce dopo la morte, assumendo una colorazione blu grigiastra del tutto anonima.

Ama attaccare i poppers i gurgles le Crease Fly, recuperati molto velocemente, producendo attacchi da cardiopalma che avvenendo a galla sono  portati alla nostra vista, creando nel pescatore uno stato di agitazione continua.

Quando le si vogliono rilasciare, si deve avere molta accortezza nel maneggiarle poiché hanno la tendenza a sanguinare soprattutto se afferrate per le parti molli del corpo, il miglior sistema è sicuramente quello di non toglierle dall’acqua e slamarle con l’utilizzo di pinza o boga grip

 

Il popper preferito

 

Il Vayellow (ovvero il vaioloso giallo)

 

Si Tratta di un popper di semplice costruzione, ma che deve avere determinate caratteristiche, pena l’inefficacia in azione di pesca sulle lampughe.

Lo si può realizzare di due diverse misure, il più grande da utilizzare in presenza di amre un po mosso con un po di onda e la mattina presto, mentre il più piccolo con mare calmo e durante il resto della giornata.

Dressing:

Corpo in balsa preformata, conica, con la faccia piatta, questo fatto è fondamentale per poter effettuare un recupero con streep lunghissimi e senza farlo saltellare sulla superficie dell’acqua.

Amo del 2/0 lungo, sia la balsa che gli ami sono di importazione Severo & Mary di Paratico.

Esecuzione:

si monta il popper sull’amo fissandolo tramite il taglio presente in posizione mediana, con della colla cianoacrilica tenendo premuto le due superfici in prossimità del taglio in modo che lo stesso si possa chiudere.

Al posto di utilizzare delle solite vernici lo eseguo  utilizzando dei pennarelli Pantone indelebili.

Si procede alla colorazione con del Pantone indelebile Giallo, passando su tutta la superficie almeno due volte, dopo pochi secondi si formano i punti rossi con del Pantone, partendo dal fondo procedendo verso la testa, di solito ve ne stanno tre, si ruota di 45 gradi circa e si ripete l’operazione.

Altri 4 punti rossi si possono mettere sulla faccia frontale.

Ai lati, con un po di attack si applicano gli occhi piatti olografici.

Lo si mette completamente nel barattolo della Softex, si lascia gocciolare l’eccesso e si mette sul rotary per circa 5 minuti.

Di seguito, si rifà l’operazione di bagnatura con la Softex lasciandolo anche questa volta asciugare per circa 5 minuti.

Si procede ora a fissare con della seta di montaggio Uni-Cord 3/0 in kevlar bianca, del Kristal flash giallo e successivamente si montano lateralmente al filo dell’amo due pime di gallo grizzly, facendo in modo che le curvature siano rivolte verso l’esterno.

Da ultimo tagliate le eccedenze delle code, si montano due o tre piume di gallo giallo avvolgendole a mo di hackles.

Si blocca il tutto con qualche nodo a ridosso della punta del popper, saldando con della colla cianoacrilica, ed il Popper è terminato.

 

Giuseppe Massimo Calissi.

 

Sarnico lì 19/01/07