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Lecce dell’ Argentario
di Marino Cuoghi

Ritorno volentieri con il pensiero all’estate del 1999, era l’ultima decade di Agosto e mi trovavo nella zona dell’ Argentario (bella località della costa toscana) con la famiglia per trascorrere un ultimo scorcio delle canoniche vacanze estive.
Eravamo alloggiati in un residence sulla Giannella, la strada più a nord che unisce il promontorio dell’ Argentario alla costa ad una distanza di circa 2 Km dal capoluogo Porto S. Stefano, nelle vicinanze del  braccio di collegamento della laguna di Orbetello al mare e che è utilizzato anche come portocanale.
Come già succedeva, per la verità da pochi anni, avevo al mio seguito l’ attrezzatura da pesca che uso abitualmente per le mie

La mitica Yo-zury

uscite ad insidiare cheppie, una classica nove piedi con cui lanciare shooting taper  dal numero otto al dieci ad affondamento veloce.
 La spiaggia prospiciente il residence ,è di natura sabbiosa che degrada lentamente verso una scogliera artificiale che funge da frangiflutti e che è stata teatro dei miei tentativi di pesca.
In verità devo confessare che il mio obbiettivo non erano certamente questi scogli, ma proprio la zona di uscita della laguna che però purtroppo alla mia prima ed antelucana uscita (per anticipare l’afflusso dei bagnanti) dovetti constatare con mio notevole disappunto che tale zona era tabellata con divieto di pesca, anche se ad una veloce osservazione sul luogo abbondavano i residui usati dai pescatori con esche naturali, quindi non giurerei che tale divieto sia rispettato alla lettera.
La già grande delusione, fu amplificata all’ inverosimile dalla visione di una furiosa cacciata che faceva letteralmente volare i pesci fuor d’acqua a pochi metri da me e a malincuore ripiegai nelle vicine acque libere. Mentre mi accingevo camminando in acque basse  a  raggiungere  gli scogli citati in precedenza, la mia attenzione si focalizzò su di uno strano animale che si muoveva in modo convulso in acqua e che ad un primo sguardo non riuscii ad identificare, avvicinandomi con curiosità rimasi stupito nel constatare che si trattava della parte anteriore di un cefalo tranciato perfettamente a metà che miracolosamente, nonostante la grave menomazione, cercava ancora di nuotare con scarsissimi risultati, prova evidente della presenza di serra. i mitici bluefish. scatenati in zona.
Eccitato al pensiero di un possibile e per me primo incontro con tale pesce iniziai a pescare con convinzione. Il tempo passava e ormai si era fatto giorno e nonostante la mia perseveranza non avevo ancora ottenuto i risultati sperati. Finalmente mentre recuperavo velocemente un treno di moschette, si materializzò quasi dal nulla un gruppo di pesci lanciati all’ inseguimento degli artificiali che però non si trasformò in cattura. Confortato da questo primo evento insistetti con i lanci e finalmente la mia prima leccia (amia) dell’ Argentario si fece catturare con mia grande soddisfazione. A questa ne seguirono altre, il tempo trascorse più che velocemente e già i primi bagnanti erano arrivati a rompere le classiche uova nel paniere, costringendomi ad abbandonare il campo mio malgrado .A quella prima mattina seguirono altre uscite fino alla fine della breve  vacanza, regalandomi con alterne fortune sempre discrete catture.
In ultima analisi i pesci catturati non furono di taglia memorabile, la media infatti si aggirava fra i 27- 30 cm, ma posso assicurare che  l’emozione  provata , potendo  seguire, favorito dalla posizione sopraelevata e dalla trasparenza delle acque, tutte le fasi degli attacchi (avuti in maggioranza appena sotto la superficie) di questi   velocissimi pesci e la loro vibrante difesa ,  è un ricordo ancora vivo nel mio cuore.

Per quel che riguarda gli artificiali usati il discorso è da me stato circoscritto alle amettiere in pelle di pesce tipo yo zuri  già pronte per la pesca in mare e vendute solitamente in confezioni con cinque imitazioni,dove l’unico accorgimento da usare è quello di tagliare la seconda e la quarta  mosca in modo tale da evitare il più possibile grovigli vari e magari non trovarsi a gestire attacchi multipli eccessivi : tre in effetti mi sembra il numero perfetto
Note.
Arrivare al promontorio dell’Argentario, da nord è abbastanza semplice: usciti dalla Firenze - Siena, imboccare la SS 223 fino a Grosseto per poi seguire la SS1Aurelia che ci condurrà  alla nostra destinazione.
Per quel che riguarda la possibilità di alloggio, problemi non ve ne sono dato che la zona è turisticamente molto attrezzata  offrendo opportunità per tutte le tasche.


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