Isola d'Elba Agosto 2001.
Finalmente
anche quest’anno sono arrivate le tanto agognate ferie ed io e famiglia
certamente peccando in originalità abbiamo goduto del classico paio di
settimane di vacanza. Meta finale (ma come troppo spesso accade, individuata
all’ultimissimo minuto), isola d’Elba.
Scelta
non certo casuale, vista la mia notevole propensione ad immergere la coda in
acqua salata e d’altra parte per me povero padano con il mare a molti,
troppi chilometri di distanza da casa tali occasioni sono
imperdibili.
Dati i tempi veramente ristretti
per i preparativi e lo scarso spazio nel baule dell’automobile per
l’attrezzatura da pesca che ritengo essenziale (incredibile quanto i pareri fra
me e consorte siano discordi su cosa e’ indispensabile!) mi sono sollecitamente
impegnato nella difficile arte di ridurre ai minimi termini l’attrezzatura al
seguito.
Alla fine mi sono ritrovato
con:
- la fida tre pezzi per coda
nove
- un piccolo zainetto contenente mulinello
e alcune code
- scatola per artificiali e
cianfrusaglie varie
- l’ indispensabile
stripping basket .
Insisto volentieri sull’ uso
di questo strano, ingombrante, ma utilissimo accessorio in quanto per chi come
noi ama pescare fra le onde e dagli scogli, può essere realmente
determinante, per una fluida azione di pesca che sarebbe sicuramente
rallentata da intoppi , grovigli vari della coda ed ancor più la
situazione aggrava usando le shooting line (inconvenienti che fra l’altro
capitano sempre nei momenti meno opportuni).
Era la prima volta che visitavo l’isola, e quindi ero privo di riferimenti sui luoghi più indicati per la pesca, ma ero fiducioso visto che ho sempre sentito parlare in termini positivi della pescosità delle sue acque. Sbarcati sull’isola prendemmo possesso del grazioso alloggio che avevamo affittato in località Biodola bella spiaggia dell’Elba che dista circa otto km ad est dal capoluogo Portoferraio.Tale arenile risulterà teatro delle mie uscite.
Passati i primi giorni di ambientazione dedicati all’ozio
assoluto….il virus piscatorio ha iniziato a farsi avvertire
prepotentemente!
Ad essere onesti la zona
dove ero alloggiato, a parte il discorso paesaggistico, non è che mi
entusiasmasse più di tanto in quanto la spiaggia anche se molto bella (di natura
sabbiosa lunga circa un sei ,settecento metri chiusa ad anfiteatro da promontori
rocciosi) ma molto bassa e piatta,modello adriatico per
intenderci.
Inoltre l’affollamento dovuto ai
bagnanti, scontato durante il giorno, era presente anche nelle primissime
ore della giornata.
Queste considerazioni mi
portarono a tentare la prima uscita nelle acque portuali di Portoferraio,che
come tali vengono considerate hot spot.
Sfruttano una passeggiata serale, avevo notato un
pescatore fra quelli presenti sulla banchina intento a lanciare un’esca
siliconica (anche se con scarsi risultati, al momento del mio
sopraluogo).
Confidando in più fortuna da parte
mia la mattina seguente ero di buon ora sul luogo deputato, ma purtroppo
nonostante l’impegno profuso nel lanciare, spostarmi, tentare con diversi
artificiali, il risultato a parte uno strattone sulla coda non ben definito si
risolse in un nulla di fatto. La partenza quindi non fu molto incoraggiante,ma
ugualmente mi ripromisi di tentare l’indomani alla spiaggia.
Sveglia che ancora era buio,ed eccomi pronto per un nuovo
tentativo. Spostandomi lungo la battigia alla ricerca di un qualche segnale che
mi indicasse l’attività di un qualche predatore la mia attenzione fu attratta da
un pesciolino in fuga precipitosa. Ok pensai ci siamo!
Giusto il tempo di allungare la shooting affondante che
gia’ al primo metro di recupero avevo in canna la mia prima leccia della
stagione; certo non grande, si trattava delle comuni lecce amia in
fase giovanile che spesso si incontrano a fine estate, che mediamente oscillano
fra i 20-30 cm , almeno per le mie esperienze; rilasciata con cura,continuai
nell’azione di pesca che mi portò nei lanci successivi ad effettuare altre due
catture simili. Lusingato dal favorevole svolgimento che si stava delineando,
continuai nell’azione di pesca e durante un ulteriore veloce recupero, la
coda mi trasmise inequivocabilmente un violento attacco che mi
sorprese decisamente. Istintivamente la mia reazione mi portò a ferrare alzando
energicamente la canna,(a questo punto mi trovai in una di quelle
situazioni che ti sogni per tutta una stagione e che al momento buono non
sai bene come gestire),la risposta del pesce fu rabbiosa,ad una prima reazione
mi raddrizzo la canna( io già ero in confusione ), ad un momentaneo stop
della fuga del pesce cercai di riprendere un minimo di lucidità ,
recuperai velocemente la lenza che mi aveva sfilato ma appena riuscii a
riottenere tensione sulla coda una ulteriore sfuriata della bestia mi costrinse
a cedere la presa per alcuni secondi, più che sufficienti al pesce per
guadagnare alcuni metri di running line,altro stop ,quindi decido di
forzare dolcemente per saggiarne la reale consistenza,mai mossa fu più
sbagliata, qui il pesce con sua saggia decisione pensa bene con un ultima
fuga di abbandonare la compagnia, portandosi via la mosca che era legata al
finale con un bracciolo del diametro di trenta (una delle mie poche certezze,
frantumate in questa occasione). Demoralizzato ma felice al tempo stesso, sondo
di nuovo fino all’arrivo dei primi bagnanti ma ormai l’alba con la sua favolosa
occasione è andata,e mi ritiro appagato. Il proseguo della vacanza,
doveva però ancora riservarmi un piacevole episodio.
Una mattina successiva che non prometteva più di tanto, dopo aver
scambiato due chiacchiere, sulla giornata che si stava profilando negativa, con
un collega pescatore intento a cercar vermi lungo la linea del
bagnasciuga, notai degli strani movimenti che appena increspavano la superficie
del mare particolarmente calmo quel giorno,pensai ai cefali,però non ne
avevo mai notati nei giorni precedenti,comunque cefali o non cefali dovevo
provare . Con i primi lanci nulla successe,fino a chè quasi inaspettatamente un
forte scrollone diede inizio ad un breve ma emozionante
combattimento che fatti tutti gli scongiuri del caso e ringraziati tutti i
santi, alla fine si rivelò essere una bella spigola dalla livrea
perfetta.
Note finali:
A
margine di questi episodi descritti, altri pesci si sono lasciati catturare
anche se di livello inferiore, della serie “meglio di niente “
Perchie : pescando dagli scogli lungo i bordi degli
stessi .
Tracine : di misura ridicola
(incredibile comunque la loro consistenza numerica); sono convinto che se i più,
ne conoscessero l’abbondanza, data la loro pericolosità, ci sarebbero molti
meno bagnanti a sguazzare nell’acqua.
Esche e tecniche usate:
Per lo più ho usato piccole mosche di mia costruzione imitanti avannotti
montate sul finale a tre per volta con shooting taper affondante quarto grado
del numero 9. Piccoli popper per le lecce con coda decentrata galleggiante
sempre peso 9; non l’avevo mai messo in atto. Molto divertente: arrivano a
mordere fin sotto ai piedi.
Ultima cosa da rilevare, in spiaggia purtroppo essendo
in parte attrezzata con sdrai e soprattutto ombrelloni non sempre risulta
agevole lanciare, costringendo ad una particolare attenzione nel
lancio indietro, onde evitare seccanti bisticci con gli stessi.
(Nota: la pesca da riva in estate è vietata dalle ore 8
alle ore 20)
In definitiva,volendo trarre le
conclusioni da questo racconto si deduce.
1) Che
con la perseveranza, una buona dose di fiducia e la giusta mentalità , si
può trasformare una situazione di pesca apparentemente negativa in una
esperienza più che positiva.
2) Che l’Elba,
godendo di un favorevole gioco delle correnti che portano molto nutrimento sotto
costa per i piccoli pesci e conseguentemente anche per i grossi, si è rilevata
un’ottima zona di pesca.
Note supplementari:
Giungere all’ Elba con l’automobile non è complicato: arrivati a
Piombino si deve aggiungere il tempo per l’imbarco e la traversata con i
di per sé dura circa 45 minuti. In alternativa per i più esigenti si può
raggiungere anche con l’aereo considerando anche la facilità per noleggiare in
loco mezzi di locomozione.