L’esorcista
Sarnico lì 16/12/02
Quando si sentono tante voci e tutte riportano la notizia nella stessa maniera, è evidente che
la verità non sarà molto lontana da quanto riportato.
Orbene è tutta la stagione che si sente parlare di due
persone che se sono insieme, con la somma delle loro negatività producono
effetti nefasti per chi sta in pesca con loro.
Dato che, quest’anno, sono riuscito dopo parecchi tentativi
a esorcizzare alcuni di quelli “sfilatini”, mi sono auto convinto, forse con un
po di presunzione, di avere dei poteri derivanti dalla mia positivà, tali da
annullare quelli che potevano essere gli influssi malefici di qualsiasi altro
PAM in mare.
Forte di questa convinzione, ma sempre con grande rischio,
ho invitato, Antonio e Stefano, la coppia principe porta Sfiga, ad un’uscita in
Barca in Liguria.
Sabato 14 dicembre alle ore 8.30 eravamo in barca e
velocemente doppiammo, per un rapido giro di ricognizione, la Punta del Faro di
Portofino, ma visto che nessun gabbiamo girava da quelle parti tornammo
all’interno del golfo poichè avevamo avvistato gabbiani in attività.
Dopo una mezz’oretta di esplorazione, ho sentito delle
strane vibriz al baffo destro, e quindi senza più nessuna esitazione ho puntato
direttamente verso Punta della Chiappa.
Dopo qualche minuto di navigazione puntando verso Genova,
un’immagine non ben definita mi apparve all’orizzonte, e man mano ci si
avvicinava sempre meglio si definiva come una bella fontana di gallinelle
lavoranti.
Dopo qualche secondo anche Antonio la individuò e cominciò a
urlare là i gabbiani i gabbiani e Stefano anche io li vedo, là altri ancora.
Erano belle fontane di gabbiani che si stavano radunando su
palle di acciughe in formazione e quando fummo a meno di un centinaio di metri,
se ne individuavano almeno quattro o cinque ben formate.
Stefano in preda ad un’eccitazione incontrollata sembrava un
piccolo fauno e urlava dalla prua della barca “vai la, ho visto le cacciate, no
la le ho viste di là”, Antonio invece in preda ad una crisi mistica, poichè non
credeva ai propri occhi, era in ginocchio e pregava qualche suo Santo
particolare.
Fermai la barca in prossimità di un fontana, ove le cacciate
erano un po più costanti e feci lanciare Stefano il quale al primo lancio ferrò
un bel tombarello, e mentre lo salpava con molta fatica urlava e saltellava di
qua e di la sulla prua della barca.
Mentre questo accadeva io, come una guida degna di tale
nome, perlustravo tutta la zona circostante alla ricerca di una palla di acciughe meno evanescente delle altre che
sino ad allora avevamo incontrato.
All’improvviso, nell’immediato sottoriva di Punta della
chiappa, individuai molto in lontananza, centinaia di gabbiani che stavano
lavorando fitti.
Puntai rapidamente su dei loro e dopo pochi minuti eravamo a
circa 15 metri da una palla di acciughe enorme che veniva aggredita ai bordi da
alcuni predatori.
Lanciammo tutti e tre e tutti ferrammo dei bellissimi
tombarelli, e subito dopo come se tutti i predatori si fossero concentrati su
quella palla, sferrarono il loro attacco letale, prima formarono molte palle
più piccole e poi le attaccarono
singolarmente sino a che in poco meno di un quarto d’ora non le
mangiarono tutte.
L’acqua ribolliva letteralmente attorno a noi e loro come in
Preda a Raptus lanciavano e recuperavano accaldandosi oltre misura, urlando la
loro gioia davanti a quell’evento che mai avevano avuto la fortuna di assistere
e che avevano solamente sino allora sognato.
Nella concitazione Antonio mi diede due o tre volte delle
botte sulla mia
canna rischiando di spezzarla.
In mezzo a tutto questo ben di Dio una bella palla si era un
poco spostata da noi e visto che era rimasta quasi inattaccata, ci volevo
pescare e inserendo la marcia in avanti per avvicinarmi il motore sfollò
provocando così la rottura del meccanismo
d’innesto della marcia.
Intanto che tentavo d’inserire la marcia gli altri due pescavano e catturavano anche
dei bei tonni rossi, finchè un tonno di enormi dimensioni bollò su quella palla
di acciughe facendo smettere ogni tipo di attività superficiale.
Dopo qualche minuto di quiete molti gabbiani partirono per
il largo su altre mangianze che per noi erano ormai irraggiungibili.
Mesto fu il ritorno, poichè la sensazione che avevo era di
grande fiducia in quella giornata che era iniziata bene e finita per evidenti
mie carenze di positività, anzitempo.
La mia buona volontà e la mia positività alla fine, come si
è dimostrato, sono state solo abbastanza per far pescare i due amici per
un’oretta, poi ha dovuto soccombere nettamente all’influenza nefasta prodotta
da Loro, la quale negatività grande, dopo aver lottato per un poco di tempo ne
uscì vittoriosa.
Purtroppo, è triste doverlo ammettere, ma da questa lotta
tra titani ne sono uscito parzialmente sconfitto e ridimensionato.
La riprova di tutto ciò si è avuta, comunque il giorno dopo
domenica 15 dicembre 2002.
Infatti con il Buon Carlo Sala siamo usciti da Levanto e
abbiamo trovato bellissime mangianze, tantissimi pesci in una giornata con
vento pungente, con un onda che faceva sobbalzare notevolmente il gommone, e
anche con pioggia battente.
Dopo aver pescato su di una palla per una oretta dove le
abboccate si susseguivano ininterrottamente, abbiamo trovato davanti a Punta
Mesco a poche centinaia di metri dalla costa, un branco di tonni rossi in
mangianza, da cui abbiamo attinto catture a piene mani.
Questo suggella come verità sacrosanta, quanto aleggiava
attorno ai due personaggi di cui si tratta, ma non dandomi per vinto porgo un’ultimissima occasione proprio da
ultima spiaggia ,ad Antonio e Stefano, uscendo ancora una volta assieme a loro,
se ciò non li redimerà, vorrà dire che porrò le dimissioni ufficiali ed
irrevocabili, da Esorcista nelle mani del Santo Padre.
Da Giuseppe Massimo Calissi