LA PESCA A MOSCA
DELL’AGONE
Sarnico,
lì 08/05/2008
Premessa (La nascita della pesca dell’Agone con la
mosca artificiale)
In quel tempo (fine anni ottanta), con Carlo si andava a pescare le sardine a fine giornata sul lago di Como, in quel di Dervio con l’attrezzatura tipica della zona, con canna fissa di circa 7-8 metri con il filo di rame del 4/10 di mm e con le famose peschette del Lupo, noto personaggio del lago, che costruiva queste esche con estrema maestria. Si tratta di una montatura con del nylon del diametro de 14 o 16 della lunghezza variabile dai 2.5 metri ai 4 metri mediamente si utilizza quella della lunghezza di circa tre metri, con cinque esche montate su ami dorati del 10 a gambo lungo sul quale si monta del tinsel d’argento piatto con inserito nella zona centrale sul dorso dei piccoli segmenti di lana coloratissima, queste esche lanciate con un roller e recuperate a scatti con il cimino della canna parallelo alla superficie del lago, dai pescatori locali posti sui tipici trespoli, erano e sono tutt’ora le più catturanti per l’Agone.
Allora
decisi di provare con quest’attrezzatura sul lungo lago di Paratico (prima che
realizzassero il lungo lago attuale) ove
nelle sere del periodo di giugno ero solito pescare gli agoni, e i risultati
si fecero immediatamente sentire, infatti già dalla prima volta feci diverse
catture.
Allora
pensai che, potevo utilizzare queste esche sul Taro a pescare le cheppie,
infatti lo stesso week-end ci provai e al primo lancio in una buca appena sotto
al ponte di S. Secondo feci una doppietta di grosse femmine, che spaccarono la
montatura che era costruita con del nylon fine, non contento riprovai, montando
ancora un’altra peschetta, ed il risultato fu identico doppietta e rottura,
potevo ben dire che allora l’esperimento funziono egregiamente.
Quella
stessa sera, mentre ero di ritorno dal Taro, pensai che avrei allora potuto
provare a pescare con l’attrezzatura da cheppie e con le peschette gli agoni
del mio lago, la qual cosa feci appena
giunto al mio solito scivolo, e gia al primo lancio catturai una bella
doppietta di agoni, si può facilmente immaginare la gioia che provai in quel
momento, avevo inventato la pesca a mosca dell’Agone, per lo meno potevo
vantare il diritto di paternità, dato che da non si avevano notizie in merito.
Da
quel giorno, molti altri amici si sono appassionati a questo tipo di pesca
che permette al P.A.M. di insidiare
con la propria tecnica pesci che altrimenti
si sarebbero potuti pescare
solo con i soliti metodi tradizionali.
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Un pò di storia vissuta
Negli
anni a seguire la pesca dell’agone sul lago d’Iseo è stata molto altalenante si
sono avute stagioni più fredde e piovose con accostamenti tardivi per la
deposizione, da parte dei branchi di agoni e quindi queste condizioni hanno
fatto si che siano state annate molto proficue durando molto tempo dal giorno
dell’apertura che avviene al 15 di giugno e sino alla metà di luglio e oltre,
mentre anni in cui la pioggia è stata scarsa e le temperature erano alte già ai
primi di maggio, si sono registrati accostamenti ancora prima del giorno della
chiusura per trovare poi all’aperture gli esigui branchi di agoni, poiché la
gran massa aveva già ovideposto e quindi tornata nelle profondità del lago.
Le
zone in cui si pesca con l’attrezzatura da
mosca sono diverse tutte con la
sponda che degradava dolcemente verso il lago,sulla sponda rivierasca
Bergamasca, alla spiaggia della Sirena
ove un torrentello entra nel Lago e qui
forma una bella spiaggia di ghiaia abbastanza fine, zona elettiva per la frega
di molte specie di pesci autoctoni, compreso ovviamente l’agone,
altre
zone sempre caratterizzate dalla presenza di ghiaia si trovano sulla riviera
Bresciana vicino alla galleria di Marone, senza contare il lago di Garda per
esempio a Gardone Riviera, il lago di
Como e il Maggiore che in corrispondenza della confluenza del fiume Toce.
La
pesca inizia i primi giorni già alle
prime ore del pomeriggio, poiché gli agoni sono già presenti in branchi
numerosi vicino a riva, perché, se le temperature sono molto alte, questi
fattori inducono i pesci ad anticipare
le ore del periodo di frega.
Dopo
il giorno dell’apertura di solito è un
crescendo quasi esponenziale di catture anche di buone dimensioni, sino al
culmine che corrisponde al momento in cui gli agoni quasi a buio si vedono
girare numerosissimi i pochi cm d’acqua e qui iniziare la loro danza
riproduttiva ove molto maschi inseguono la femmina di turno, aspettando il
momento in cui essa rilascerà le uova, allora essi con le caratteristiche
giravolte e gorghi in superficie d’acqua, le feconderanno, permettendo così la
continuazione della specie.
Le
catture variano sino a diverse decine per serata.
Ricordo
quel giorno dell’apertura del 1995, perché iniziai ad effettuare catture dalle
sedici del pomeriggio sino alle 21.31, con la maggior resa dalle 19 in avanti
dove doppiette e triplette non si contavano più una vera libidine, anche in
considerazione del fatto che qui pesci sarebbero stati cucinati alla griglia,
su fuoco di legna e fatti cuocere lentissimamente, girati e rigirati e
pennellati con un pennello di Rosmarino intinto nell’olio con varie
spezie, da Giovanni presso la sua
azienda agrituristica e serviti ai soci del Fishing Club, comunque sempre
rispettando il peso legale che è di 5 kg.
Le
sere successive furono sempre state prodighe di catture anche da parte di chi
si affacciò la prima volta a questo tipo
di pesca, che quell’anno, visti gli ottimi risultarti effettuati pescando a
mosca, si riversarono sulle sponde del
ns. lago.
Casa
strana, che di solito non si verifica, e che quell’anno fortunatamente se ne
ebbe l’avverarsi, fu la durata del periodo della pesca che si protrasse sino alla metà di luglio,
sicuramente con serate meno costanti dal punto di vista del numero delle
catture, ma che ci permise di avere
buon divertimento con i piedi nell’acqua
e con il vento fresco che scende alle spalle direttamente dal monte Bronzone, a
rinfrescarci.
L’Agone (Alosa Fallax lacustris)
Riferimento
bibliografico
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NOME LATINO: Alosa fallax lacustris (Fatio
1890)
FAMIGLIA: Clupeidae
ORDINE: Clupeiformes
NOME INGLESE: Landloked shad
NOMI DIALETTALI: Agon, Missoltino, Antesino
(Lomb.); Scarabina, Sardela (Ven.)
MORFOLOGIA: forma allungata e compressa
lateralmente; colorazione verde-azzurra sul dorso ed argentata sui lati e sul
ventre; una serie di macchie scure sul dorso; profilo ventrale pungente. Una
membrana trasparente di natura adiposa ricopre la parte anteriore e posteriore
dell'occhio. Il bordo inferiore del ventre è caratterizzato dalla presenze di
dentelli prominenti ed acuminati (carenatura ventrale).
TAGLIA: può superare i 30 cm; mediamente misura
25 cm, con un peso di circa 50-60 g.
DISTRIBUZIONE: grandi laghi prealpini; è stato
introdotto anche nei grandi laghi dell'Italia centrale (Bolsena, Vico e
Bracciano).
HABITAT: specie gregaria di origine marina con
abitudini migratorie; è divenuta sedentaria tipicamente nei grandi bacini
lacustri subalpini (Lugano, Maggiore, Como, Iseo, Garda), dove vive in banchi
nelle acque pelagiche; è tuttavia presente anche nel Lago di Mergozzo, bacino
lacustre di piccole dimensioni (sup. 2 km2; prof. max 70 m), situato
ad Ovest del Bacino Borromeo del Lago Maggiore.
ALIMENTAZIONE: principalmente a base di
organismi zooplanctonici, ma anche di insetti (larve ed adulti) e, più
raramente, di pesci (soprattutto giovani alborelle).
RIPRODUZIONE: Maggio-Giugno con temperature
dell'acqua comprese tra 15 e 25 °C. Le zone di riproduzione sono
preferenzialmente le acque basse con fondali sabbiosi in prossimità delle foce
dei fiumi immissari. Le uova sono di piccole dimensioni (1,6 mm) e si schiudono
in 2-8 giorni. La maturità sessuale è raggiunta a 2-3 anni per i maschi e a 3-4
anni per le femmine.
VAL. ECONOMICO: localmente ha un modesto valore
commerciale.
NOTE: per tradizione viene conservato salato,
dopo disseccamento al sole
L’agone
Alosa Fallax Lacustris o nella specie endemica del lago di Garda Benacensis, è
una specie di pesce della famiglia dei clupeiformi, che popola i laghi del nord
d’Italia, ove ha trovato il proprio
habitat all’epoca dell’ultima glaciazione terrestre , nel periodo quaternario.
Infatti
l’agone deriva direttamente dalla propria antenata l’alosa fallax, di forma
slanciata e compromessa lateralmente scura sul dorso con riflessi grigio
bluastri e completamente bianca sui lati e sul ventre , ha la bocca grande
propria dei predatori e sul fianco in prossimità delle branchie porta i suoi
punti neri che la caratterizzano, in numero di tre o cinque.
Come
già accennato in precedenza il periodo della riproduzione coincide con la fine
della primavera inizio estate, ed in dipendenza dell’andamento climatico locale
si hanno annate eccezionali intervallate da annate discrete o povere.
Dal
punto di vista piscatorio si hanno annate buone quando la fine delle piogge al
nord coincide con i primo giorni di giugno con l’arrivo del caldo poco dopo,
allora quando, tutte le varabile sopradescritte si manifestano contemporaneamente,
si hanno numerosissime catture di agoni.
Il perché di ciò lo si spiega con il fatto che
il bel tempo e l’alta temperatura dell’aria fanno scaldare lo strato
superficiale dell’acqua e quindi i pesci si portano a galla e verso la riva molto presto anche
nello ore diurne permettendo così di insediarli con l’attrezzatura da mosca
artificiale molto presto e quindi di effettuare molte catture, mentre nel caso
contrario in cui la temperatura dell’acqua è ancora bassa gli Agoni stazionano
in prossimità della corona posizionandosi ad una profondità notevole,
intrattenendosi sino a tarda ora per portarsi a riva solo a buio incipiente
permettendo buone catture solo a chi utilizza il bilancino.
Negli
ultimi anni la Provincia di Bergamo , per la sponda del lago di propria
competenza ha attivato un servizio di sorveglianza, mirato e capillare, atto a
proteggere l’agone sui fregolatoi che sono noti, soprattutto ai bracconieri,
che di notte con i bilancini fanno
quintali di questi pesci, con l’ovvio risultato di depauperare il
patrimonio ittico, mettendo così a rischio la popolazione futura di questo
splendido pesce.
Va
ricordato che durante l’anno l’agone, essendo un pesce pelagico, si porta
nelle zone più profonde del lago, e qui i pescatori di professione, purtroppo
con le reti, ne fanno mattanza durante l’arco di tutto l’anno.
La
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L’attrezzatura
La
canna ideale per questo particolare tipo di pesca è una canna di 9 “ almeno per
la coda dell’8 in quanto utilizzando le shooting taper dell’8 o del 9, deve
avere la potenza necessaria per poter lanciare
code di questo peso.
Negli
ultimi anni, abbiamo provato con enorme soddisfazione la pesca con canne meno
potenti e più lunghe, oltre che alle canne a due mani che ci permettono di
pescare in zone in cui sono necessari dei lunghi roller, per raggiungere la
corona, zona in cui si aggirano gli agoni in attesa dell’accostamento notturno.
In
dipendenza della corrente, come nel tratto in riva Bresciana in Comune di
Paratico, ove il lago si stringe a formare il fiume Oglio, della profondità
dell’acqua e dell’ora si utilizzano anche code come la deep water express o
viceversa delle shooting taper del III° grado di affondamento, anche se
normalmente una s.t. dell’8 o del 9 del IV° grado di affondamento ci permette di
affrontare e risolvere il 90 percento dei casi che ci si propongono durante il
periodo di pesca.
In
particolari condizioni, e normalmente verso la fine della stagione, quando gli
agoni sono ormai pochi e si trovavano solo in corrispondenza del fondo a circa
due metri e mezzo tre di profondità e in presenza di una notevole corrente,
poiché in quella zona, in prossimità del lungo lago di Paratico, il lago d’Iseo
si stringe e prende forma di fiume, per poter pescare utilmente si deve
utilizzare la deep water express tagliate per una lunghezza di circa sette
metri, quindi con un notevole peso concentrato che ci permette di giungere
rapidamente in prossimità del fondo, dopo di chè iniziando a strippare si
possono avere diverse abboccate da parte degli agoni che in quelle condizioni
danno risultano essere molto violente.
Viceversa
su spiagge in corrispondenza degli immissari dove il fondo degrada lentamente ,
si ha una miglior resa utilizzando delle code del terzo grado o secondo, di
affondamento che variano dalla peso del sei all’otto, questo per non
incagliarci con le mosche sul fondo ghiaioso oppure nelle erbe aggallanti della
corona ad ogni lancio e recupero, chiaro che queste code si possono utilizzare
nelle condizioni in cui i pesci sono molto aggallati.
La tecnica
La
pesca avviene normalmente sul far della sera, si scandaglia con lanci a
raggiera la parte di lago antistante lanciando le esche a diversa distanza
dalla riva sondando a diverse profondità lasciando, a tal pro, sfondare la coda
per più o meno tempo, se si lancia in corrispondenza della corona sarà d’uopo
lasciarla sfondare maggiormente che non se si pesca dalla spiaggia, infatti è a
ridosso della corona ad una profondità
variabile dai 2 ai 5 metri, che gli
agoni normalmente stazionano in attesa di portarsi all’imbrunire sui
fregolatoi.
In
condizioni normali e di tempo buono, si pesca a ridosso della sera, o se vi
sono in corso temporali gia al primo pomeriggio potremo avere catture costanti
che ci permetteranno di giungere a sera con un buon numero di pesci.
Infatti
l’abbassarsi della pressione atmosferica
spinge gli agoni ad avvicinarsi alla riva nelle prime ore del pomeriggio
portandosi a galla e rendendoli molto più aggressivi del solito.
Dopo
aver lanciato e lasciato sfondare le esche alla profondità desiderata, si
comincia il recupero a strappi più o meno brevi, velocissimi o anche lenti alternandoli, in modo da rendere più
adescanti le mosche, con la conseguente abboccata del pesce, che avviene, nonostante
le piccole dimensioni molto violentemente, al che si alza la canna e si salpa
il pesce velocemente, per poi rilanciare nella stessa posizione, poiché è
facile che il branco sia in quella posizione, allora avremo quasi sicuramente
altre abboccate.
E’
ovvio che al pomeriggio vi saranno catture sporadiche, che andranno aumentando
con il giungere della sera, allorché il
branco sempre più numeroso e frenetico giungerà a pochi metri dalla
riva, ove compiremo, se il ns. recupero sarà adeguato, catture a doppiette e
triplette.
Quando
si hanno queste condizioni è bello vedere gli agoni che inseguono le esche,
sentirli abboccare , perderli e di nuovo allamarli sempre durante la stessa
fase di recupero.
Il
recupero delle esche deve essere normalmente
veloce, si tiene la canna bassa e parallela alla superficie dell’acqua,
con stripping veloci e abbastanza lunghi, anche se capita in determinate
condizioni, di catturare con recupero
mediamente lento quando le esche sono lontane e man mano accelerando in prossimità
della riva rendendo così gli agoni molto aggressivi.
I Posti buoni
I
posti buoni sono di norma le spiagge ghiaiose, le foci degli affluenti anche se
di piccola portata, le zone in cui la corona è a ridosso della riva, oltre che
altre zone raggiungibili dalla barca come sul lago di Garda in località porto
di Portese ove dalla riva vi sono pochi posti praticabili mentre in barca
essendoci un fondale che forma una piattaforma subacquea con profondità varia
dai tre ai sette metri è possibile pescare l’agone molto presto il pomeriggio,
oppure come alle foci del Toce sul lago Maggiore ove si trovano grandi
concentrazioni di Agoni in questo periodo.
Normalmente
la sponda Bergamasca si dimostra
eccellente in tantissime postazioni, come spiagge, zone a ridosso di pontili
con acqua molto profonda, la riva ghiaiosa che va da Predore alla prima
galleria di Tavernola, alla foce del torrente Borlezza in località di Castro, zone elettive per la
frega e da sempre molto proficue ma che in particolari annate si sono
dimostrate maggiormente interessanti per
la pesca dell’agone.
Le mosche e i dressing_file/Iseo%27s%20Favorite.jpg)
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Le
mosche che si utilizzano per la pesca dell’agone con l’attrezzatura con coda di
topo sono chiaramente di piccole dimensioni e molto luccicanti e brillanti in
modo da stimolare l’aggressività che in questo periodo dell’anno è molto più
sviluppata in questi pesci.
All’inizio
della stagione di pesca si utilizzano mosche su ami che vanno dalla misura
dell’8 al 10 montate su ami del tipo d’orato e curvo tipo il Vmc. serie 1050
che garantisce un’ottima penetrazione e presa sulla bocca molto delicata
dell’agone, man mano la stagione avanza, così come si riscontra per tutti i
pescatori con attrezzi tradizionali, la taglia degli artificiali scende di
dimensione per arrivare ai numeri del 12 o del 14 dell’amo, questo poiché, è
verificato, gli agoni divengono più selettivi e meno aggressivi perché i
branchi si assottigliano sempre più e quindi vi è meno concorrenza tra i vari
individui del branco.
Comunque
la mosca che si dimostra sempre essere la regina è la Yo-Zury nelle misure
degli ami più piccoli di quelle che vengono utilizzate per le cugine cheppie.
Amo
del 12 dorato tipo Vmc. Serie 1050,
seta
di montaggio del tre zero, bianca o del colore uguale al colore del corpo che
si vuole realizzare.
Corpo
con tinsel olografico fine fissato dalla fine della curvatura dell’amo per
giungere sino a metà della curvatura, fissato con colla cianoacrilica;
per l’addome si fissa a metà della
curvatura dell’amo in corrispondenza della fine del tinsel la ciniglia fine del
colore voluto, (giallo fluorescente, chartreuse, arancio fluorescente, bianco
fluorescente
Testa
con la seta di montaggio a chiusura della mosca, colla cianoacrilica per
fissare la testa.
La Yo-Zury modificata._file/Yo-%20Zury.jpg)
Si
utilizzano gli ami di recupero delle mosche che hanno perso la pelle di pesce
O
le code o altro.
Amo curvo d’orato della misura del n° 12-14, con
testina in piombo fusa e forata.
si
formano le code con delle fibre di christal flash U.V. Pearl della lunghezza di
4 -5 cm fissate a metà alla fine all’inizio della curvatura dell’amo, volte
in dietro per una lunghezza di 2 cm circa,
il
corpo lo si realizza con della seta di montaggio rosso vivo sino al raggiungimento della base della testa
in piombo.
Le
ali si formano o con della pelle di pesce bianca, di recupero da altre mosche
o
nuova, oppure con del Pear sheet o Pesrl sheet enboss che sono materiali
sintetici che danno riflessi e flash luminosissimi, montato a mo di ala di
sedge, fissata con della seta di montaggio bianca del 6 zero in kevlar
avvolgendola nell’apposita scanalatura di cui sono provviste le testine di
questi ami.
La
peculiarità che caratterizza queste mosche è l’adescanza della pelle di pesce
che è ormai da anni comprovata, e il movimento a saliscendi che assume la mosca
nel recupero a strappi e che fa scattare la molla dell’aggressione da parte del
pesce.
I Periodi di chiusura e protezione
LAGO
D’ISEO
Sul lago d’Iseo vige il periodo di protezione dell’agone che va da un’ora dopo il tramonto del 15 di maggio ad un’ora prima dell’alba del 15 di giugno, mentre ne periodo di apertura è possibile pescare sino ad un’ora dopo il tramonto riferito all’osservatorio astronomico di Brera.
LAGO
DI GARDA
Sul
lago di Garda la regolamentazione e tutela del periodo di frega del l’Agone, va
dal cinque di giugno sino al 10 di giugno e dal primo di luglio al cinque di
luglio, mentre nel periodo dal 1 giugno al trenta giugno non è possibile
pescare nelle sere del lunedì e mercoledì, in questo periodo è consentito ai
soli pescatori il calare le reti.
IL
LAGO DI COMO
La
regolamentazione del lago di Como prevede il periodi di chiusura della pesca
dell’agone dal 15 di maggio al 15 di giugno anche se in dipendenza
dell’andamento climatico può subire cambi di data.
IL
LAGO MAGGIORE
Sul
lago Maggiore vige la regolamentazione italo elvetica, che vieta da qualche
anno la detenzione per l’alimentazione sia dei Coregoni che degli Agoni in
quanto sono state riscontrate forti percentuali di diossina nelle carni di
questi pesci.(verificare gli aggiornamenti annuali)
Comunque
i periodi di chiusura sono previsti dal 15 di maggio al 15 di giugno.
L’Agone in cucina
Esiste
una grande cultura culinaria che viene dalla tradizione lacustre, nel cucinare
l’agone, infatti i modi per conservarlo e cucinarlo sono molteplici e
caratteristici delle zone rivierasche.
Per
pulire gli agoni sul lago di Como usano effettuare un taglio con il pollice
destro, appena dietro alla branchia, dopo di ché si spingono verso l’esterno le
interiora partendo dalla pancia facendo pressione con le due dita della mano
destra, verso l’apertura prima effettuata, lasciando le uova e il latte
all’interno del pesce, poiché questi ultimo danno un sapore dolce al pesce.
Qui
di seguito si propongono due ricette di cottura delle molte che vengono
utilizzate per servire gli agoni sulle sponde dei grandi laghi del nord, oltre
che ad una molto innovativa che prevede la preparazione del piatto solo a base
di filetti sia crudi che cotti.
I missultit
E’
il termine milanese per indicare gli
agoni messi ad essiccare sotto olio in tino.
Si
pulisce l’agone fresco, delle interiora lo si lava e lo si asciuga dopodiché lo
si pone sugli appositi archetti previamente avendolo salato con sale grosso per
tre giorni, all’ombra possibilmente, e in zona arieggiata, passati i tre giorni
li si lavano del sale si asciugano e li si pongono in tini a strati ponendo un
grosso sasso che li comprime e aggiungendo dell’olio d’oliva extravergine, si
chiude il tutto ermeticamente quando si giunge al bordo superiore del tino.
Dopo
qualche mese li si tolgono e si cucinano in padella a fuoco lento e li si
servono con della polenta riscaldata sulla griglia , una libidine…..
L’Agone alla
griglia
Personalmente
amo questo modo di cucinare gli agoni.
Dopo
averli puliti lavati ed asciugati si pongono in una bacinella con dell’olio
Prezzemolo
aglio e rosmarino e lasciati per alcune ore a frollare.
Quando
la griglia ha i carboni di legna belli ardenti si pongono gli agoni e l,i si
rigirano ogni tre o quattro minuti, tenendo le braci al minimo, e pennellando
continuamente gli agoni col del rosmarino
intinto nel sugo in cui erano posti a macerare.
Dopo
molti minuti quando la carne dell’agone è diventata bianca è ora di toglierli
dalla griglia e servirli al tavolo con della polenta.
L’Agone in filetto
Si
tagliano i due filetti dai fianchi, con cura poiché il pesce è di piccole
dimensioni, se lo si prepara crudo lo si annaffia con un filo d’Olio
extravergine d’oliva del nostro lago e un poco di sale, se si vuole lo si marina con del limone e olio e
sale lasciandolo a riposare per due orette.
Cucinati
i filetti si possono fare in tutte le maniere che si vogliono, come con dei
cuori di carciofo e olive taggiasche, impanati e d’orati con burro e salvia,
ecc. ecc. ecc.
Gli abbinamenti
I
vini consigliati sono dei bianchi di
buon corpo e struttura
Dei
bianchi mossi come i Francia corta Brut o meglio ancora con del Satèn Monterossa, anche se abbinare ad un buon rosso
soprattutto i missultit non è affatto
sbagliato.
Giuseppe
Massimo Calissi