Quattro pescatori in Baja California: da parte di due di loro

Testo di Costantino Cibrario

Foto di Costantino Cibrario, Roberto Bertalero, o tratte dal web.

Il titolo riprende quello di Three in Norway by two of them, pubblicato a Londra nel 1882 da Longmans, Green and Co., che racconta in termini umoristici il viaggio di tre giovani pescatori, effettuato a piedi e in canoa nel cuore delle montagne norvegesi, libro che probabilmente ha ispirato a Jerome K. Jerome il suo famoso Tre uomini in barca  (1889).

 

La scelta di tale titolo però non ha nulla a che vedere con l’umorismo, anche se in un viaggio di pesca c’è sempre una componente umoristica, ma vuole significare che questa è la relazione di due dei partecipanti, perché ognuno vive le stesse esperienze in modo diverso, a seconda delle aspettative che ha.

E quando si hanno troppe aspettative è facile restare delusi, perché spesso la realtà non corrisponde all’immagine che di essa si è fatta, ossia al mito. E la California è sicuramente un mito. Chi non conosce la canzone dei Dik Dik Sognando la California (1966), versione italiana di California Dreamin’ dei Mamas & Papas?

 

La California è una specie di terra promessa che, con le sue meraviglie, ha attratto moltissime persone, o perlomeno ha suscitato in loro il desiderio di visitarla. California è infatti il nome di un’isola paradisiaca, appartenente alla regina Calafia, della quale si parla ne Las sergas de Espladián (Le avventure di Spladian), un romanzo del XVI secolo di Garci Rodriquez de Montalvo, nome che a sua volta deriva dal toponimo Califerne della Chanson de Roland.

Per la bellezza dei luoghi, il nome California venne perciò dato alla parte nordoccidentale dell’impero spagnolo nel Nordamerica. La scoperta dell’oro provocò una forte immigrazione di coloni dagli Stati Uniti e scatenò la guerra con il Messico del 1847, conclusa con la suddivisione della regione in Alta California, che nel 1850 divenne lo stato americano della California,

  California - Stemma e in Bassa California (Baja California), la parte messicana. Coat of arms of Baja California.svg

A prima vista la Baja California non sembra un paradiso. Infatti e' una penisola piena di contraddizioni, tra una terra desertica …

…. e un mare con un orizzonte indefinito.  Il      

La stagione di pesca va da marzo alla fine di novembre, a seconda del tipo di pesce insidiato. Il periodo migliore per la pesca off-shore ai rostrati (blue e black marlin, pesce vela) è da luglio a novembre (ma per lo striped marlin da marzo a luglio). Per i dorados da marzo a novembre, per i tonni yellowfin da maggio a novembre, per i roosterfish da aprile a settembre.

Il clima è variabile e spesso imprevedibile. Quando, preoccupati per i temporali che ci accerchiano, domandiamo quali siano le previsioni  per i giorni successivi, allargano le braccia e ci rispondono: “Questa è Baja”.

Il viaggio è piuttosto impegnativo: due ore di auto per la Malpensa, un’ora e mezza di volo per Parigi, quasi dodici ore per Città del Messico, due ore e trenta per La Paz, due ore di taxi per il rancho Leonero, dove, finalmente, giungiamo alle due di notte. Chiediamo informazioni e ci dicono di presentarci all’imbarcadero alle sei.

Dopo pochissime ore di sonno, prepariamo in fretta l’attrezzatura e alle sei siamo all’imbarcadero, ma è ancora buio pesto. Quando finalmente giungono gli addetti all’imbarco, domandiamo loro quali siano le nostre barche, ma nessuno lo sa.

Finalmente riesco a parlare con Paco, il capo delle guide, ….

 

…… il quale  mi spiega le modalità della giornata di pesca, dice i nomi delle nostre barche e consegna le licenze (26 $ pro capite alla settimana).

La barca assegnata a me e a Roberto si chiama El Guapo (Il bello) e il nome ci fa ben sperare.

Facciamo conoscenza con Santos, la nostra guida, ….

….. che si rivelerà esperto (durante la bassa stagione fa il pescatore), sempre allegro e disponibile, simpatico e sinceramente entusiasta della pesca perché  ogni cattura lo riempie di gioia.

La giornata di pesca inizia con l’alaggio della barca, che viene fatta ruotare di 180 gradi e sospinta in mare da un caterpillar.

Anche il pontile, dotato di ruote, viene sospinto in acqua in modo che si adatti alle condizioni della marea.

Una volta saliti a bordo, la prima cosa da fare  è acquistare le sardine vive per il chumming, necessario per richiamare il pesce. Occorrono dai trenta ai quaranta dollari di sardine per l’intera sessione di pesca che dura dalle 7 alle 14.

Le sardine vengono acquistate da pescatori professionisti che le catturano nei sottoriva con reti da lancio, tipo giacchio o sparviero.

E’ difficile non provare un senso di compassione e di rimorso per le sardine, vittime sacrificali per una pesca più abbondante. Specie quando, dopo essere state strizzate nella mano, accecate o sbattute sul bordo della barca per renderne più facile la predazione, si dibattono in superficie, o quando quelle rimaste illese nuotano disperatamente dietro la barca nel tentativo di salvarsi.

Ma questa è Baja con i suoi crudeli riti primordiali.

Dicono infatti che, per la scarsità di mangianze e di uccelli che le segnalano, il chumming sia necessario. Questo è indubbiamente vero, anche se, per la diffusione di tale pratica, si ha l’impressione che si sia ormai creato un circolo vizioso. Infatti, gli uccelli marini (in prevalenza pellicani) hanno imparato che è più agevole cibarsi delle sardine gettate in acqua dai pescatori che di quelle selvatiche, per cui sembrano più attenti ed interessati ai movimenti delle barche che a quelli dei pesci.

Così, come una barca si ferma, arrivano i pellicani …

…. e in breve la circondano, contendendosi con i predatori acquatici le sardine lanciate in acqua.

Ogni tanto qualcuno, più audace o distratto, scambia la mosca per una sardina e allora bisogna provvedere al suo recupero …

…. e al successivo rilascio.

Decidiamo di dedicare i primi giorni alla pesca dei tonni. Non siamo i soli però ad avere avuto questa idea perché la zona buona è piuttosto affollata di barche.

Lasciando dietro di noi una sottile scia di sardine, andiamo a zonzo per cercare di individuare qualche cacciata. Quando ciò avviene, si lancia, si lascia affondare e si recupera lentamente. La cosa si ripete diverse volte ma non succede nulla. Poi Roberto ha un’intuizione geniale (ogni tanto gli succede): pensando che la causa dell’insuccesso sia da imputarsi alla visibilità del filo, decide di usare quello da 20 lb. Sarà perché ha visto giusto o perché audaces fortuna juvat, non passa molto tempo che si ritrova un bel pesce in canna.

E, dopo un faticoso tiro alla fune, ecco l’immagine della felicità (anche perché io non ho ancora preso nulla).

Trovata la soluzione, Roberto cattura ancora qualche bel pesce, mentre io riesco solo a perderli. Ma mi rifaccio il giorno successivo.

Simile alla pesca dei tonni è stata quella delle palamite, trovate sia mischiate ai tonni sia in gruppi distinti.

La prolungata siccità ha condizionato la pesca alle lampughe. Non c’erano infatti le caratteristiche isole di detriti galleggianti trasportati dalla piena dei fiumi. Mancando i punti di riferimento, le catture sono state, in genere, sporadiche e casuali, sebbene di buona taglia.

Solo una volta, individuato il branco trainando, siamo riusciti ad effettuare catture a ripetizione. Mentre uno teneva il pesce agganciato nei pressi della barca, l’altro lanciava.

Solamente quando questo aveva catturato un altro pesce, il primo veniva issato in barca.

Le catture si sono così succedute per un po’ di tempo, finché ho agganciato il capobranco, un autentico bull, che, dopo pochi salti, si è liberato trascinandosi dietro tutte le altre.

Se la siccità ha condizionato negativamente la pesca delle lampughe, ha invece probabilmente favorito quella dei roosterfish. Siamo in ottobre e in genere questo pesce resta nei pressi della costa fino alla fine di settembre, ma quest’anno ce ne sono ancora parecchi.

All’improvviso la caratteristica pinna dorsale, che gli ha valso il nome di pez gallo, si materializza dietro la barca.

Ma intercettare questo pesce velocissimo, che cambia continuamente direzione e che, come un fantasma, appare e scompare, non è facile. Occorre  sangue freddo, rapidità e precisione. Tutto molto emozionante e coinvolgente.

Decidiamo di dedicare mezza giornata alla pesca dei rostrati.

Ci spingiamo qualche miglio al largo trainando i teaser.

Vediamo in lontananza saltare più volte un blue marlin, agganciato da una barca d’altura. Finalmente, scorgiamo l’inconfondibile pinna dorsale di un pesce vela.

Santos compie un largo giro attorno al pesce che, per un attimo, aggredisce un teaser per poi sparire. Peccato! Neanche il tempo per un lancio.

E’ incredibile come basti spostarsi di poco per passare dalla pesca dei pesci costieri a quella dei grandi pelagici. D'altronde, Baja California è il posto con più varietà di pesci al mondo. Ben 800 specie, appartenenti a132 famiglie diverse. Gli

Tra tutte queste specie quella delle aguglie è letteralmente infestante. Infatti, è difficile fare un lancio senza sentire una loro abboccata. Fortunatamente, per la conformazione del loro becco, quasi tutte si slamano da sole. L’unico modo di evitare, o almeno limitare, le loro attenzioni è lasciare scendere la mosca in profondità prima di iniziarne il recupero.

Abbiamo catturato anche jack ,….

…. pompani, ….

…. ladyfish, ….

…. persino bonefish ….

…. e altri.

Baja California non è però solo chumming e pesca dalla barca ma anche pesca da riva.

Si tratta di due  modi di pescare diametralmente opposti perché come è frenetico, affollato, costoso, artefatto il primo, così è tranquillo, solitario, economico, naturale il secondo.

Così, lasciando i miei compagni alla siesta pomeridiana, mi sono dedicato anche alla pesca dalla spiaggia.

I segnali della presenza dei pesci sono molto scarsi, per cui sono costretto a pescare l’acqua con moltissimi lanci, tornando al ranch per l’ora di cena distrutto dalla fatica.

Le catture non sono state numerose, e neanche di taglia rilevante, ma tutte di grande soddisfazione.

Oltre che le onnipresenti aguglie, ho catturato roosterfish ….

…. pompani, ….

…. ladyfish ….

…. e, incredibile visu, anche un piccolo polpo, ….

…. che, come dimostra la foto, ha effettivamente aggredito la mosca.

 

Al termine della pesca si è accolti e coccolati ….

….dal Rancho Leonero, ….

…. con gli splendidi bungalow, la calda piscina, la saporita cucina e i favolosi margarita.

  

Il ranch ha una storia ricca e, per certi versi, epica. Fino agli anni 50 gli unici turisti che frequentavano la penisola di Baja erano ricchi e avventurosi americani che atterravano con i loro aerei su piste nel deserto e tornavano con eccitanti storie di pesca. Uno di questi era Gil Powell, un operatore cinematografico professionista, specializzato in documentari naturalistici, il quale si innamorò della zona e acquistò un appezzamento di 300 acri a sud di Buena Vista. Per girare i documentari, Gil si recava spesso in Africa, per cui era chiamato El leonero, nome che poi passò al ranch.

Gil at Rancho El Leonero

Per la sua professione e per il fatto che era imparentato con l’attore William Powell, il ranch era abitualmente frequentato da divi di Holliwood, come John Wayne, Bing Crosby, e Errol Flynn. Dopo la morte di El leonero, avvenuta nel 1974, il ranch conobbe un periodo di decadenza fino al 1981, anno in cui fu acquistato dall’attuale proprietario che, attraverso una serie di interventi, lo ha trasformato nello splendido resort attuale, un punto di riferimento della zona, dotato non solo di accoglienti stanze e splendidi bungalow, ma anche di una flotta da pesca di prim’ordine: cruiser da 28’ a 32’ per la pesca off-shore, super panga (skiff con la console centrale) da 23’ a 25’ ed economici kayak, singoli o doppi.

I quattro in Baja California