SETTEMBRE A CAPE COD
di Costantino Cibrario, con la collaborazione di Roberto Bertalero e Antonio Roveri.

Cape Cod è una penisola a forma di braccio che costituisce la maggior parte della porzione est dello stato del Massachusetts ed include l’omonima baia. Sebbene in origine fosse connessa con il continente, il canale di Cape Cod, aperto nel 1914, la ha trasformata in una grande isola.

Cape Code fa parte di un arcipelago di isole, note come le Outer Lands, che si estendono verso New York. Le più note di queste isole sono Martha’s Vineyard e Nantucket, resa famosa dal Moby Dick di Herman Melville. Dopo la fine della caccia alle balene e dei commerci, dei quali permane però la cultura e si respira ancora l’atmosfera, Cape Cod e le Isole, grazie anche a scrittori come Joseph C. Lincoln che ne fecero conoscere all’intera nazione le bellezze ambientali sono diventate zone di residenza e villeggiatura per famiglie agiate, celebrità e vacanzieri.

Oggi la zona è una popolare meta turistica per cui, a volte, certi luoghi sono troppo affollati, ma basta allontanarsi anche solo un poco dai parcheggi pubblici per trovare posti tranquilli.

Per la sua posizione che si protende verso l’oceano, Cape Cod fu una tappa obbligata per i primi esploratori del continente americano. Nel 1524 vi giunse Giovanni da Verrazzano e l’anno successivo Esteban Gomez lo battezzò Capo St. James. Il nome attuale gli fu dato da Bartholomew Gosnold nel 1602. Qui, nel 1620, dal Mayflower sbarcarono i Padri Pellegrini, i quali stabilirono relazioni amichevoli con la popolazione locale dei Wampanoag che gli aiutarono a sopravvivere. Seminarono e l’anno successivo, al tempo della raccolta, istituirono il Giorno del Ringraziamento.

Da una spiaggia di Cape Cod (Wellfleet), ora nota come Marconi Beach, Guglielmo Marconi effettuò la prima trasmissione radio transoceanica senza fili. Cape Cod fu uno dei primi posti colonizzati in America, ma per la mancanza di fonti energetiche significative, non fu toccata dalla prima rivoluzione industriale, che interessò la maggior parte del Massachusetts ed il Rhode Island, ma per la sua posizione geografica si sviluppò come centro di pesca e di caccia alle balene Cape Cod e le Isole sono tutte morene glaciali. La loro storia geologica è nell’avanzata e nel ritiro dei ghiacciai del Pleistocene e nei susseguenti cambiamenti del livello del mare che ha eroso i depositi glaciali in alcuni punti e li ha depositati in altri. Anche i numerosi chiari e freddi laghi, chiamati pond, sono grandi marmitte riempitesi d’acqua dopo il ritiro dei ghiacciai. Per la loro posizione esposta alle onde dell’oceano, il Capo e le Isole sono soggette a massiccia erosione per cui il processo di rimodellamento continua oggigiorno. Le acque fanno sparire la terra in alcuni posti e la creano in altri, dando forma a spiagge sabbiose, scogliere, paludi e insenature. E’ questa variabilità che rende la zona un paradiso della pesca: non solo c’è abbondanza di pesce, ma sono numerosi i posti in cui è possibile catturarlo da riva.

La stagione di pesca in mare dura circa sette mesi. Inizia la fine di aprile o l’inizio di maggio, con l’arrivo degli striped bass, seguite, intorno alla metà di maggio, dai bluefish. Nella prima parte di agosto compaiono i bonito e gli spanish mackerel e, all’inizio di settembre, i falsi albacore. Spanish mackerel, bonito e albacore scompaiono prima della fine di ottobre, mentre bluefish e stripped bass permangono fino alla fine del mese, dopo migrano in cerca di acque più calde. Lungo la costa, i principali pesci foraggio sono le sand eel (anguille di sabbia), che però non sono vere anguille ma pesci di forma allungata che di notte si nascondono nella sabbia per riapparire al mattino, i silverside (chiamati anche spearing, sperling, o sand smelt) e i piccoli menhaden (della famiglia delle aringhe), chiamati peanut bunkerSand eel   Silverside  Peanut bunker

Le mosche più usate sono i Deceiver, i Clouser, le Half & Half , le Surf Candy, le imitazioni di sand eels (come la Tabory’s Sand Eel o la Gartside Sand Eel) e di Peanut Bunker (Puglisi).


Anche i popper si sono dimostrati efficaci durante le mangianze dei bluefish. La notte e in condizioni di scarsa visibilità è preferibile utilizzare mosche scure o nere. A causa delle alghe trasportate dai movimenti delle maree, in certi luoghi e circostanze è indispensabile utilizzare artificiali muniti di antialga. Data la massiccia presenza di bluefish, per non avere spiacevoli sorprese, è consigliabile utilizzare il cavettod’acciaio, anche quando si pescano gli striper.
Dopo tre o quattro catture di bluefish è necessario sostituire il cavetto, ormai intaccato dalla loro possente dentatura

Un buon accorgimento è costruire la mosca vicino alla curva di un amo a gambo lungo, in modo che la parte di gambo lasciato scoperto sostituisca, almeno in parte, l’acciaio

La coda intermedia dell’otto o del nove è quella che più si presta alle diverse condizioni, anche se in certe circostanze può risultare più adatta una lenza affondante o galleggiante. Molto utile, se non indispensabile, lo stripping basket. Da non dimenticare il repellente per gli insetti perché a volte (quando cessa il vento) compaiono dei fastidiosissimi midge. Il clima è marino temperato ma molto variabile, per cui bisogna essere preparati ad ogni evenienza. Cape Cod possiede più di 300 miglia di costa per cui si prova un senso di incertezza e di smarrimento quando si deve scegliere il posto di pesca. Un valido aiuto è Fishing New England _ A Cape Shore Guide di Gene Bourque ($ 14.95), che è possibile acquistare preventivamente (Amazon), o reperire in loco in tutti i negozi di pesca (Bait & Tackle). La guida fornisce utili informazioni su 41 spiagge, con mappe dettagliate ed indicazioni su come raggiungerle e come e quando pescare.

Cape Cod suscita sempre entusiasmo presso i pescatori, che conoscono la fama di questa destinazione di pesca a mosca del New England per averne letto in riviste o libri. Così, quando Laurento (Lau) ha invitato i soci del MFA per una settimana di pesca, abbiamo subito capito che era un’occasione assolutamente da non perdere. Non è stato difficile convincere il Grande Saggio (Antonio Roveri), nel quale la nostalgia di posti a lui ben noti era molto forte. Così partenza il 5 settembre 2007 da Acqui Terme, dove siamo stati raggiunti da Antonio, alla volta della Malpensa. Imbarco alle ore 8 per Boston, via Londra, con la British Airways. Ci sono anche voli diretti, ma sono più costosi. Grazie alla differenza di fuso orario (6 ore), arrivo all’aeroporto Logan nel primo pomeriggio.

Dopo aver recuperato i bagagli (cosa che è sempre fonte di ansia), abbiamo preso lo shuttle di una società di rental car (Alamo) che ci ha portato al punto di noleggio. Sbrigate rapidamente le operazioni burocratiche, partenza in direzione sud per Fallmouth, che si raggiunge in circa due ore. In attesa dell’incontro con Laurento, Antonio ci ha condotti in un camping, dove abbiamo affittato un bungalow (che qui chiamano cabin) per tre giorni: “Alle 17 siamo alloggiati a Sipperwisset, nella solita cabina di tutte le volte precedenti. Hanno rifatto il pavimento ed il bagno sembra nuovo: mancavo da 5 anni.”

Preso possesso del bungalow e preparata in fretta e furia l’attrezzatura, ci siamo
precipitati, ormai quasi a buio, in un pond (Little Pond) ben noto ad Antonio:
“Al primo lancio aggancio uno striped che mi va subito nel backing. Roberto e Tino dicono
che porta sfiga agganciare un bel pesce al primo lancio. Quando sembra ormai vinto,
dopo alcune fughe, lo perdo a sei metri dai piedi, così non saprò quanto era grosso. Il
vento è scomodo, la marea sbagliata, il buio della luna nuova superbo. Andiamo a
mangiare e a dormire.”
Un simile inizio faceva ben sperare, ma purtroppo un forte vento ha condizionato i
successivi due giorni trascorsi sulle spiagge di Fallmouth:
“West Falmouth con erbai impraticabili e vento a salire, con mangianze mostruose fuori
tiro e noi là a guardare? Help!
Una lezione: quest'anno ci sarebbe voluta una canna da spinning. Nei giorni con vento
forte abbiamo dovuto guardare senza poter pescare.
E' stato un tormentone.”

Solo l’ultima sera ci sono state copiose mangianze di bluefish a portata di lancio. Proprio
sul più bello, il Mito, per recuperare il giubbetto lasciato sconsideratamente nell’auto,
nell’agitazione del momento, ha finito per chiudere le chiavi nel baule. Ecco la storia così
come è stata vissuta dai protagonisti.
Il reo confesso: “ E arriva la sera del misfatto: arrivano le mangianze sottoriva ed ho il
giubbetto in macchina. Il primo bluefish si è tenuto la prima mosca ed ora devo correre ai
ripari. Mi faccio dare le chiavi da Roberto e mi precipito a montare una mosca con cavetto

e ad indossare il giubbetto. Loro stanno catturando alla grande ed ho fretta. Lascio le
chiavi nel bagagliaio e mi crolla tutto. Vado adagio da Roberto ed attendo che slami il

pesce che ha in canna. Gli do il tempo di fare la foto e di sorridere contento, poi glielo dico. Roberto: “ E' stato un momento tragico, perchè era quasi buio ed eravamo in una località lontana da centri abitati; e non c'era più nessuno in giro, tranne una coppia che si è fatta in quattro per aiutarci. Prima hanno telefonato all'agenzia di noleggio, che però non riusciva a capire dove eravamo, poi ai pompieri di una località vicina che, con sofisticati strumenti (piccoli cunei di legno e filo di ferro) sono riusciti, dopo diversi tentativi, ad aprire l’auto.” Tino: “Non mi sono reso dell’accaduto, anche se la cosa era strana: proprio quando le cacciate dei bluefish nel sottoriva raggiungevano il culmine, prima è sparito Antonio e poi Roberto. Ero incerto se smettere di pescare per andare a cercare i miei compagni o approfittare di tale abbondanza. La carne però è debole e ho continuato a pescare fino a quando c’è stata attività. Solo a buio pesto sono tornato all’automobile, dove ho trovato un incavolatissimo Roberto e un avvilito Antonio, non nuovo ad imprese di questo genere, che, assieme alla coppia di salvatori, attendevano l’arrivo dei pompieri”. (P. S. Grazie per non avermi chiamato)

Il giorno successivo ci siamo spostati a Chatham per incontrare Lau che, per facilitarci la ricerca della villa immersa nel verde del New England, aveva collocato, nei posti strategici, diversi cartelli con la scritta MEDITERRANEAN FLY ANGLERS

Guidati dai cartelli, giungiamo finalmente a destinazione: la villa è stupenda, immersa nel verde e con una splendida vista sull’Oyster River, sul faro di Stage Harbour, e in lontananza si intravede l’oceano. Basta scendere pochi gradini scavati nella scarpata e si può pescare in mezzo alle boe di ormeggio, dove un pomeriggio Lau ha catturato ben 18 striper.

Facciamo conoscenza con gli amici di Lau, (Larry, Riccardo, Hash, Martin e Ray). Quasi tutti sono di origine italiana e si crea subito un buon feeling.

Lau si è prodigato per non farci mancare nulla, portando con sé anche l’attrezzatura e i materiali per la costruzione delle mosche

Inoltre, ci ha riservato un’ulteriore gradita sorpresa: suo cognato, il simpatico e disponibile Riccardo (Rik) Paganelli, ha portato la barca, (una lancia in alluminio di 18 piedi, motorizzata con 25 Hp), perfetta per raggiungere facilmente i posti più pescosi (Hardings Beach e l’isola di Monomoy), ma, purtroppo, non adatta ad uscire in oceano. Riccardo faceva la spola per trasportarci tutti sui luoghi di pesca e riportarci indietro

I fondali sono molto bassi e, per non correre il rischio di incagliarsi, occorre seguire i percorsi a zig zag segnalati da boe numerate. Così, il mezzo ideale per spostarsi senza problemi è il kayak. Per questo motivo e per i suoi noti trascorsi di pagaiatore, quando ha trovato un kayak giallo abbandonato nei pressi dell’imbarcadero…..

….Antonio non ha saputo resistere: “Fu la prima mattina alla casa sull'Oyster River. Si aspettava che Rik mettesse la barca in acqua. C'erano due pagaie in casa ed un kayak biposto giallo sottocasa. Si pensò (solo Antonio lo pensò. Nota di Roberto & Tino) che appartenesse alla casa e venisse usato pure come tender per raggiungere la boa. Lo presi in prestito e mi legai alla boa più esterna della proprietà. Qualche lancio e catturo uno striped bass di un paio di chili.”

In realtà, il kayak non apparteneva alla nostra villa, ma a quella vicina ed era stato sottratto ad una bimba che, accompagnata da un adulto, il giorno dopo, tra l’imbarazzo nostro e in particolare di Antonio, si è presentata a reclamarlo.
Nella villa sull’Oyster River le giornate sono trascorse veloci e piacevoli, scandite dal ritmo dei trasbordi con la barca e delle cene che seguivano quello delle maree, perché sono queste che condizionano tutto. Lungo le coste infatti le maree sono fondamentali per i pescatori perché, facendo variare il livello delle acque, permettono o negano ai predatori l’accesso alle zone dove le loro prede trovano rifugio. Quando la marea inizia a salire, i predatori possono tornare sui bassi fondali, quando cala sono obbligati a rifugiarsi in acque più profonde. Così, ogni fase della marea produce possibilità di pesca lungo qualche punto della costa, anche se, per certe località, buone opportunità si hanno solo durante la marea montante o calante.

La cosa fondamentale è essere nel posto giusto al momento giusto …

….o attendere che si producano le condizioni favorevoli.

Ciò che più colpisce di Cape Cod è il continuo cambiamento. Ogni secondo l’oceano si trasforma perché variano le correnti di marea e con esse le condizioni di pesca. Spesso i cambiamenti sono tali da rendere lo stesso posto irriconoscibile, a seconda che lo si osservi durante il periodo di bassa o alta marea. Come, tra il periodo di piena e quello di magra, un fiume cambia aspetto tanto da non sembrare più lo stesso, così succede alle spiagge di Cape Cod, solo che questa metamorfosi avviene due volte al giorno.

Lo stesso scorcio di Hardings Beach durante la bassa ….

…e l’alta marea.

Un’altra peculiarità, sempre dovuta alle correnti, anche molto forti, di marea è che, pur pescando in mare, spesso si ha l’impressione di pescare in un fiume. A volte si tratta di veri e propri torrenti in piena con la corrente che rallenta progressivamente, fino a fermarsi del tutto con l’inversione di marea e riprendere, in crescendo, a scorrere nel verso opposto. Oltre che dalla barca, i cui spostamenti erano però molto limitati dai bassi fondali, abbiamo pescato in tre diversi ambienti: la spiaggia oceanica, che risente meno delle variazioni delle maree, ma dove la distanza a cui è necessario lanciare ed il vento contrario possono essere ostacoli insuperabili…..

….la laguna, dove le condizioni favorevoli si hanno quando l’alta marea permette ai predatori di avvicinarsi alla riva, dove si rifugiano i pesciolini….

….e il canale che collega un pond con l’oceano, in cui le condizioni migliori si hanno durante la bassa marea, quando branchi di piccoli pesci cercano di trovare riparo lungo la riva e all’arrivo dei predatori esplodono le mangianze, a volte praticamente sul bagnasciuga.

Abbiamo assistito a spettacoli straordinari: albe e tramonti mozzafiato, mangianze a ripetizione, una così estesa e frenetica che le mascelle dei bluefish producevano un rumore simile a quello di una mandria di cavalli al galoppo, una barca di pescatori che ha dovuto rincorrere in lungo e in largo una foca che si era mangiata il grosso pesce da loro agganciato.

La pesca più emozionante e coinvolgente è stata quella dei bluefish; sempre a vista su mangianze che esplodevano improvvise e furiose, anche in poche spanne d’acqua. Più misteriosa e casuale invece si è rivelata la pesca degli striper. In un ambiente in continua metamorfosi, si sono alternati momenti di totale assenza di attività e altri decisamente esaltanti. Antonio: “La mattina del penultimo giorno è stata una mattanza. Al 18° bass ho smesso di contare; il personale precedente di 17 era superato. Quando gli stripers hanno smesso sono arrivati i blues. La scena più impressionante è stata quando un pescatore incannato è stato circondato da serra assatanati e sembrava che se lo volessero mangiare. Tino e Roberto non hanno perso tempo; sono corsi a soccorrere lo sventurato completando una tripletta ravvicinata. Io sono stato a guardare e a ridere; non avevo più forze.” Roberto & Tino: “Beh, non potevamo certo non correre in soccorso del poveretto che, vistosi accerchiato, aveva alzato le mani al cielo e gridava I surrender, I surrender (mi arrendo, mi arrendo).”

 

Roberto, sconvolto dalle numerose catture, voleva telefonare a casa, dicendo che avevamo perso l’aereo e che saremmo saliti sul primo volo disponibile.

Il giorno dopo però pioveva a dirotto e questo ha reso la partenza meno dolorosa.

 

I TRE INVIATI SPECIALI DEL MFA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fine.